Ipnosi cognitivo-comportamentale

Il modello clinico di riferimento dei miei interventi prende il nome di "ipnosi cognitivo-comportamentale" (ICC). Come indicato dal nome stesso, la caratteristica dell' ICC consiste nell'integrazione fra le tecniche ipnotiche e la psicoterapia cognitivo-comportamentale. 

Storicamente, alcuni dei maggiori esponenti del comportamentismo furono anche studiosi della fenomenologia ipnotica. Ad esempio Joseph Wolpe, autore della desensibilizzazione sistematica, descrisse la sua tecnica come una “desensibilizzazione ipnotica” (Wolpe, 1954). Anche Andrew Salter, uno dei pionieri del training assertivo, fu ipnotista nonché uno dei primi autori a descrivere uno skill training ipnotico. Altre tecniche comportamentali come la sensibilizzazione covert (chiamata “terapia di avversione ipnotica” dagli ipnotisti), lo stop del pensiero, il training di rilassamento e la meditazione sono state precedute o adattate da procedure cliniche già in uso in ipnoterapia. Infatti, già negli anni 70 Weitzenhoffer pubblicò una review nella quale illustrava come per alcuni decenni gli ipnoterapeuti utilizzarono tecniche simili a quelle della terapia comportamentale, favorendo un approccio denominato poi “ipnoterapia comportamentale" (Weitzenhoffer, 1972). Alla fine degli anni novanta, anche Irving Kirsch (1999) riscontrò che alcune tecniche cognitivo-comportamentali come quelle basate sull’imagery e la desensibilizzazione riproducevano dei tipici interventi ipnotici.

Attualmente, sono diversi gli studi che valutano l’efficacia degli interventi ipnotici in psicoterapia. Ad esempio, Flammer e Bongartz (2003) hanno condotto una meta-analisi su 57 studi per un totale di 1829 pazienti dimostrando che gli interventi con ipnosi presentano un effect size superiore se confrontato agli interventi senza utilizzo dell’ipnosi. L’effetto era maggiore sopratutto per i disturbi d’ansia. Ancora più interessante è probabilmente la meta-analisi di Kirsch e colleghi (1995) nella quale viene confrontata l’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale (TCC) con ipnosi rispetto alla sola TCC su una selezione di 18 studi (577 partecipanti). Gli autori concludono che per il 70% dei pazienti l’integrazione fra ipnosi e TCC si è dimostrata superiore rispetto al trattamento con sola TCC. Infine, altre dimostrazioni scientifiche di efficacia riguardano l’utilizzo dell’ ICC nel trattamento dei disturbi d’ansia, dell'umore e delle dipendenze, come riportato ad esempio nel celebre manuale di Alladin (2008) dal titolo “Cognitive hypnotherapy: An integrated approach to the treatment of emotional disorders”.

In conclusione, l’ipnosi risulta efficace nel potenziare l’efficacia e la rapidità di apprendimento di tecniche cognitivo-comportamentali. Ad esempio, l’ipnosi rappresenta un contesto d’elezione nel quale esercitarsi all’uso dell’imagery e del rilassamento psicofisiologico. Talvolta infatti l’ipnoterapia cognitivo-comportamentale non prevede tanto l’adozione di “nuove” tecniche terapeutiche quanto piuttosto la riproposizione, nel contesto ipnotico, di procedure proprie della psicoterapia cognitiva.